
Immagine: XR Indigenous Hewa Bora
Caro ribelle, cara ribelle,
Dal 2018, Extinction Rebellion chiede ai governi di AGIRE SUBITO. Il mese scorso, le Nazioni Unite hanno unito la propria voce alle nostre richieste di un intervento immediato. L’obiettivo di 1,5 gradi è ormai irraggiungibile, ma siamo ben lontani dal considerare conclusa questa lotta per la nostra sopravvivenza. Abbiamo tutto ciò che ci serve per passare a un mondo più giusto senza combustibili fossili: dobbiamo solo farlo. Vicino a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, la comunità indigena locale dei Pigmei ha fatto proprio questo il mese scorso. Prima hanno protestato contro la deforestazione del Parco Nazionale dei Virunga e poi hanno piantato alberi con le proprie mani. I ribelli e le comunità indigene in Argentina sono stati costretti ad agire poiché le loro stesse case vengono distrutte, insieme a vaste aree dell’ambiente. È ora di farsi sentire, ovunque, in qualsiasi momento e in qualsiasi modo possibile: siamo tutti sulla stessa barca.
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Azioni in evidenza
Agosto 2026 | XR Misiones, Argentina

Foto: XR Misiones
Gli attivisti di XR Misiones, nell’angolo nord-orientale dell’Argentina, stanno conducendo una massiccia campagna contro la multinazionale forestale Arauco, che vanta una lunga storia di distruzione ambientale e violazioni dei diritti umani. Il governo sta agevolando la vendita di terreni a società straniere e reprimendo violentemente chi oppone resistenza. Arauco possiede attualmente 230.000 ettari di terreno, ma ne sta acquisendo altri, prendendo di mira le comunità contadine e indigene che vi abitano. Arauco sta facendo arrestare le persone, bruciando le loro case, il bestiame e i raccolti per appropriarsi delle loro terre e destinarle a monocolture di pino. Ironia della sorte, Arauco sta anche allontanando le persone dalle loro terre affinché l’azienda possa riclassificare alcune di queste foreste native come riserve, che poi rivendica come compensazioni di carbonio, “per l’ambiente”. Segui XR Misiones su Instagram e guarda questa intervista per ulteriori approfondimenti.
Aggiornamento sulle azioni
Agosto 2026 | XR Indigenous Hewa Bora, Repubblica Democratica del Congo

Foto: XR Hewa Bora
Il 7 e l’8 agosto 2026, il gruppo indigeno Hewa Bora di Extinction Rebellion (XR) ha organizzato due giornate di mobilitazione per richiamare l’attenzione sulla situazione critica in cui versa il Parco Nazionale dei Virunga. Hewa Bora è un insediamento situato a 16 chilometri a ovest di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Il Parco Nazionale dei Virunga è minacciato dalla deforestazione dilagante e dall’insicurezza cronica causata dalla presenza di gruppi armati; per questo, il 7 agosto, decine di donne indigene, membri della comunità pigmea e altri cittadini hanno organizzato un sit-in. L’identità, la cultura e i mezzi di sussistenza delle popolazioni indigene sono indissolubilmente legati alla foresta. Il giorno successivo, hanno intrapreso autonomamente un’azione collettiva concreta piantando 500 alberi nei dintorni del villaggio. Segui XR Indigenous Hewa Bora su Facebook.
Luglio 2026 | XR Angers, Francia

Foto: XR Angers
Il 17 luglio, i ribelli di XR ad Angers, in Francia, hanno causato disagi ai colossi del fast fashion Bershka e H&M spargendo una sostanza innocua ma dall’odore sgradevole all’interno dei loro negozi. Sostenendo che la recente “legge anti-fast fashion” francese non sia abbastanza incisiva, hanno ideato la campagna “Ôde aux Rats” (che si pronuncia come la parola francese per “senso dell’olfatto”, ma si traduce come “Ode ai ratti”) per smascherare le strategie di marketing dei rivenditori e sensibilizzare l’opinione pubblica. Mentre l’odore sgradevole spingeva i clienti a fuggire verso le uscite, gli attivisti hanno organizzato una festa all’esterno con musica e striscioni, coinvolgendo le persone in conversazioni mentre se ne andavano. Si tratta del secondo “sabotaggio olfattivo” di XR Francia, dopo un’azione simile in un centro commerciale di Grenoble lo scorso anno. Segui XR Angers qui.
Notizie positive
L'energia solare ha sostenuto la rete elettrica europea durante l'ondata di caldo e la siccità da record di quest'estate | Grist
L’estate più calda e secca mai registrata in Europa ha messo a dura prova il sistema energetico europeo. Il solare non solo ha tenuto botta, ma ha generato più energia del solito durante le ondate di caldo, mettendo in luce il suo potenziale nel rafforzare la rete contro gli eventi climatici estremi.
Da leggere assolutamente
La tua auto a benzina funziona bene. Ma secondo gli scienziati dovresti comunque prendere in considerazione un veicolo elettrico. | Grist
Noi ambientalisti sappiamo bene come funziona: si usa finché non si rompe. Come regola generale, dovremmo cercare di prolungare la vita utile dei nostri dispositivi elettronici, elettrodomestici da cucina e capi di abbigliamento fino a quando non sia assolutamente necessario sostituirli. L’abitudine iperconsumistica di aggiornare costantemente i propri beni con versioni più grandi e migliori, mentre quelli precedenti sono ancora funzionanti, rappresenta una grave minaccia per il nostro pianeta.
Tuttavia, una nuova ricerca dimostra che, quando si tratta di veicoli, questo potrebbe in realtà non essere l’approccio più rispettoso dell’ambiente. Questo articolo spiega che dismettere la propria auto a benzina perfettamente funzionante e acquistare un veicolo elettrico nuovo di zecca è in realtà una scelta migliore per la salute del pianeta. Un proprietario deve percorrere con un veicolo elettrico solo 4.400 miglia all’anno per aver risparmiato emissioni sufficienti a compensare quelle rilasciate durante la sua produzione. Naturalmente, non è realistico che ogni proprietario di auto chiami contemporaneamente l’azienda di rottamazione, né tutti abbiamo i mezzi per finanziare l’acquisto di un veicolo elettrico. Tuttavia, la ricerca è certamente un monito che fa riflettere su quanto i motori a benzina siano dannosi per l’ambiente. Un insegnamento fondamentale per ogni automobilista è quello di essere consapevole dell’uso che fa del proprio veicolo e di ridurlo ove possibile.
Uno studio rileva che i potenziali benefici climatici dell’IA sono superati dal suo ruolo nel favorire l’uso dei combustibili fossili | IA (intelligenza artificiale) | The Guardian
Un nuovo studio ha dimostrato che il modesto impulso che l’intelligenza artificiale può dare alle energie rinnovabili è di gran lunga superato dall’aumento della produzione di petrolio e gas reso possibile proprio dall’intelligenza artificiale. L’articolo sottolinea che l’intelligenza artificiale ha già consentito all’industria dei combustibili fossili di ottenere «operazioni più efficienti, una maggiore produzione e tempi di sviluppo più brevi». A ciò si aggiunge l’uso massiccio di energia da combustibili fossili per alimentare gli stessi centri dati.
L'attività consigliata di questo mese
Allora, vuoi fare la differenza, ma nella tua zona non c’è un gruppo di attivisti che ti rispecchi davvero e non sai da dove cominciare? Abbiamo qualche suggerimento per te!
Il consiglio di questo mese è di impegnarti nelle questioni locali, quelle davvero vicine a te. Entra a far parte del consiglio scolastico o del consiglio comunale. Fai volontariato in una mensa per i bisognosi. Organizza un gruppo per raccogliere i rifiuti nel parco. Scegli qualcosa, mettiti in gioco e presta attenzione. Qualunque sia il tipo di problema che affligge le persone dove vivi, ci sarà sempre un qualche legame con il cambiamento climatico, la giustizia ambientale e il processo democratico. Devi solo tenere gli occhi aperti e individuarla, per poi agire secondo i tuoi principi.
Il collegamento potrebbe non presentarsi come te lo aspetti. Potresti dover sospendere il giudizio, collaborare con persone con cui altrimenti non saresti d’accordo e ascoltare attentamente, ma il collegamento ci sarà, nelle esigenze locali. Ed è da lì che si parte: rispondendo alle esigenze locali e trovando il modo di lavorare con le persone che incontri lungo il percorso e di imparare da loro.
Da guardare: Disobey ~ No alle grandi aziende tecnologiche | Extinction Rebellion UK
Viviamo in un mondo in cui è diventato quasi impossibile sfuggire alla tecnologia. Comunichiamo attraverso i social media, utilizziamo piattaforme online per il lavoro e lo studio e ricorriamo a servizi digitali per organizzare la nostra vita quotidiana. Eppure, il dibattito “Disobey: No To Big Tech” organizzato da Extinction Rebellion UK, con gli interventi di Matt Tutt e Rania Youssef, ci sfida a guardare oltre la comodità della tecnologia e a chiederci: “Chi detiene davvero il potere nel mondo digitale?” Il problema non è la tecnologia in sé, ma la crescente influenza delle grandi aziende che controllano i nostri spazi digitali, raccolgono i nostri dati, determinano ciò che vediamo e trasformano la nostra attenzione in profitto. Spesso ci vengono nascosti persino i costi ambientali della tecnologia, dall’energia e dall’acqua necessarie per il funzionamento dei data center all’estrazione dei minerali necessari per i nostri dispositivi, fino al crescente problema dei rifiuti elettronici. Il mondo digitale può sembrare invisibile, ma è profondamente connesso all’ambiente fisico e ai sistemi che lo sostengono.
È qui che la disobbedienza diventa un atto di riconquista del potere. La disobbedienza non consiste solo nel protestare o nell’infrangere le regole, ma può anche significare mettere in discussione sistemi che ci è stato insegnato ad accettare come normali o inevitabili. Le scelte individuali contano, ma sfidare le Big Tech richiede un’azione collettiva volta a esigere responsabilità, proteggere i nostri dati e la nostra privacy, sostenere alternative e mettere in discussione sistemi economici che antepongono il profitto alle persone e al pianeta. Alcune delle domande che dovremmo porci sono: «Vogliamo un mondo digitale costruito intorno alla sorveglianza o alla privacy? Al profitto o all’interesse pubblico? Al potere aziendale concentrato o alla partecipazione democratica? Al consumo sfrenato o alla responsabilità ambientale? Infine, che tipo di mondo digitale stiamo creando per i nostri figli?» La nostra attenzione, i nostri dati, il nostro denaro e la nostra partecipazione sono forme di potere, e dovremmo avere voce in capitolo su come tale potere viene utilizzato. Forse la domanda non è semplicemente se possiamo dire «No» alle Big Tech, ma se siamo disposti a immaginare e a costruire collettivamente un mondo digitale a cui possiamo dire «Sì» – un mondo in cui la tecnologia sia al servizio delle persone, protegga la democrazia e rispetti l’ambiente. A volte, per creare qualcosa di meglio, dobbiamo prima disobbedire a ciò che ci è stato detto essere inevitabile.
Recensione del libro: Flight Behavior, di Barbara Kingsolver

“Flight Behavior” è uno di quei rari romanzi che affrontano il tema del cambiamento climatico in modo accurato e approfondito, raccontando al contempo una storia avvincente. Non è ambientato in un futuro lontano, né è una metafora di qualcosa. E sebbene l’evento scatenante della storia (milioni di farfalle monarca che compaiono in un allevamento di pecore nella campagna del Sud degli Stati Uniti) non si sia ancora verificato, potrebbe accadere. Cose del genere sono già successe. È un racconto realistico su come convivere con il cambiamento climatico oggi.
Ma Barbara Kingsolver non sta usando il suo talento per lanciare un vago appello a «fare qualcosa». È invece testimone del dolore, della stranezza e della meraviglia della nostra epoca e allo stesso tempo richiama l’attenzione su alcune questioni molto specifiche della cultura americana – questioni che ci hanno impedito di affrontare davvero il problema. Il suo libro non offre soluzioni facili o chiare, ma suggerisce una via da seguire. Se più persone avessero intrapreso quella strada quattordici anni fa, quando Flight Behavior fu pubblicato per la prima volta, oggi il mondo potrebbe apparire molto diverso.
Recenzione del film: Purpose: A Wellbeing Economies Film
Purpose è un documentario di 90 minuti su due persone che cercano di farci abbandonare il PIL come parametro di riferimento principale a livello mondiale. È facile parlare di cambiamento di sistema e di transizione giusta, ma come si fa a realizzarli concretamente? Possiamo arrivarci in un modo diverso da una rivoluzione violenta? Katherine Trebeck e Lorenzo Fioramonti credono di sì e ritengono che la chiave sia convincere gli economisti e i funzionari governativi a superare la loro dipendenza dal PIL. Il film inizia illustrando in modo eccellente come il PIL abbia raggiunto una tale posizione di potere e perché oggi non abbia assolutamente più senso. La storia segue poi Trebeck e Fioramonti mentre cercano di far decollare la Wellbeing Economy Governments Alliance. Il film è narrato e diretto da Martin Oetting, e la sua spiegazione iniziale sulla svolta nella propria carriera potrebbe trovare riscontro in molti. Purpose è un film tranquillo che racconta di persone che organizzano incontri, partecipano a incontri e cercano di far sì che quegli incontri diventino incontri più grandi, ma chiunque lavori nel campo del clima sa che questo è il vero lavoro. È possibile organizzare proiezioni locali, ed è anche disponibile per il noleggio online a un costo simbolico su Films for Action.
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